Secondo quanto emerso da una ricerca del TechCrunch, confermata anche dal Mit Technology Review, Facebook nel corso di questi ultimi anni ha pagato fino a 20 dollari al mese gli utenti che gli consentissero di “sbirciare” all’interno del proprio smartphone tramite l’istallazione di un’App.

L’applicazione protagonista di questo piano di ricerca aziendale risponde al nome di Onavo Protect, conosciuta anche come Facebook Reserch, una volta istallata consente all'azienda di Zuckerberg di entrare nei dispositivi degli utenti e raccogliere il maggior numero di dati concernenti le abitudini digitali. L’App monitora molte delle attività effettuate con lo smartphone, dalla navigazione web ai messaggi sia di testo che di posta, alle app più utilizzate (infatti sembra proprio che grazie a questo progetto Facebook abbia intuito la potenzialità di WhatsApp arrivando poi ad acquistarla), etc.

Ad onor del vero comunque in questo meccanismo non vi è niente di illegale, infatti come ha dichiarato un portavoce di FacebookNon si trattava di spiare, dal momento che tutti coloro che si sono iscritti hanno seguito una chiara procedura di registrazione che chiedeva il loro consenso e sono stati pagati per partecipare. Infine, meno del 5% dei partecipanti a questo programma di ricerca era costituito da adolescenti, tutti in possesso di un modulo di consenso firmato dai genitori”. Alla base del programma di ricerca, ci sarebbe la volontà di “identificare i settori da migliorare” precisando inoltre che i dati così raccolti non sono mai stati ceduti a terzi.